All Posts By

PoderiMorini

A.VI.TO nuova associazione per i Consorzi toscani

By enogastronomiche
image_pdfimage_print
È  nata A.VI.TO l’associazione che riunisce i Consorzi del vino della Toscana.  Questa mattina, alla presenza del notaio e davanti ad esperti del settore e giornalisti, è stata firmata la costituzione  dell’Associazione Vini Toscana DOP e IGP, primo organismo unitario della viticoltura italiana.
L’idea di unirsi per affrontare il mercato insieme, era nata nel 2014 e oggi, con la creazione dell’Associazione A.VI.TO, i Consorzi toscani aderenti sono pronti a partire con le prime attività nella salvaguardia della pluralità delle esperienze delle aziende vitivinicole.
Sedici al momento i consorzi di Tutela che hanno aderito, 5000 le imprese per un fatturato di circa 1 miliardo di euro.
Presidente del nuovo progetto  Fabrizio Bindocci anche Presidente  del Consorzio del Brunello  di Montalcino, che ha sottolineato come le singole denominazioni e il brand Toscana siano conosciute a livello internazionale ma che questo, oggi,  non sia sufficiente.Con questa iniziativa – ha detto Bindocci – vogliamo aprire una nuova strada, un nuovo modo di fare cultura e promozione in Italia”.20160309_121525
La creazione dell’Associazione per Sergio Zingarelli, Presidente  del Consorzio Chianti Classico servirà anche per agevolare iil confronto con le istituzioni regionali e non.”il confronto con le istituzioni, regionali e non”. 
 Dello stesso avviso Andrea Natalini del Consorzio Vino Nobile che  ha fatto notare  quanto sia importante stare uniti come dimostrato dalla vicenda regionale sul Piano di Indirizzo territoriale.
Tra le prime attività in programma c’è quella instaurare un rapporto fattivo con la Pubblica Amministrazione, Associazioni di categoria e Enti interessati al settore, iniziando da un grave problema che affligge tutta la regione come l’emergenza ungulati che non solo devastavo le colture ma costringono alla difesa con recinzioni che possono deturpare  il paesaggio.
Contento anche l’Assessore all’Agricoltura delle Regione Toscana, Marco Remaschi, presente all’evento ha dichiarato che la Toscana “ci sarà” e darà il suo appoggio per far crescere il settore.  Inoltre, l’Assessore è tornato sull’idea di un Vinitaly toscano, idea lanciata la settimana scorsa in occasione della presentazione della prima Festa delle Donne del Vino, che non andrà “spiegata meglio” come ci ha raccontato oggi Donatella Cinelli Colombini.
A.V.TO. una sola grande squadra. a cui auguriamo un futuro di impegno sempre più condiviso.
Roberta Capanni

Roberta Capanni

i

L’articolo A.VI.TO nuova associazione per i Consorzi toscani sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

Lo champagne Jacquart emerge ancora

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Agli Champagne sono riservati concorsi e selezioni specifici e le diverse Maison hanno le loro soddisfazioni.

La Maison Jacquart nasce a Reims nel 1962 per iniziativa di una trentina di viticoltori e si è nel tempo accresciuta con l’adesione di altri conferitori, tanto da progressivamente tirare a sé Vendemmia in Champagne 10l’approvvigionamento da tre grandi bacini di produzione (compresa la Côte des Bars) e ora fa parte del gruppo Alliance Champagne, il terzo più grosso raggruppamento cooperativo della Champagne (più di 1800 cooperatori per 63 milioni di euro di cifra d’affari).
Dopo aver conquistato ben 9 medaglie (7 ori e 2 argenti) all’ultima edizione di “Mundus Vini” ed essere entrata, dopo rigida selezione,  nella “Hachette”, una delle più antiche guide dei vini francesi, venendo gratificata con l’assegnazione dell’esclusivo «Coup de coeur», l’ultima notizia è che l’esclusivo club delle 30 marche di Champagne più apprezzate nel mondo ha inserito lo Champagne Jacquart nella prestigiosa Top List di Drinks International.

Fondato nel 1972, Drinks International è l’unico periodico dedicato esclusivamente al mercato globale dei distillati, dei vini e delle birre. In ogni numero fornisce ai suoi lettori – addetti ai lavori del settore beverage in tutto il mondo – editoriali specializzati, novità dalle aziende, rapporti sulle diverse categorie e sui diversi mercati nazionali, analisi quantitative, focus sui trend più recenti, scenari sugli sviluppi settoriali.

Fiore all’occhiello del grande gruppo Alliance Champagne, la Maison Jacquart rappresenta la produzione di 2400 ettari di vigneti, ripartiti come un mosaico sulle Montagne de Reims, nella Vallée de la Marne, lungo la Côte des Blancs e la Côte des Bar, a formare uno dei più vasti territori di approvvigionamento di tutta la Champagne. Da questo variegato terroir produttivo i maestri di cantina Jacquart selezionano gli Chardonnay, i Pinot Noir e i Pinot Meunier che compongono tutte le raffinate cuvée della Maison, da destinare agli estimatori e agli appassionati di tutto il mondo.

Jacquart - Nuova sede 1Il simbolo della Maison è interessante: la Fama che monta su Pegaso e lo si ritrova su tutte le bottiglie, oltre che sul cancello della casa madre.

Maura Sacher

L’articolo Lo champagne Jacquart emerge ancora sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

FIRENZE GOLOSA: la guida

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Presentata ieri a Firenze la guida più golosa della città. Un autentico “golosario” dove si possono trovare 200 magnifici luoghi del gusto. Non solo locali, cioè ristoranti, osterie, vinerie e così via ma i negozi dove acquistare il meglio delle bontà del territorio fiorentino.20160307_130110

“La città golosa” di Firenze arriva dopo quella di Bologna e precede Milano, Verona, Genova.  Patron della guida il vulcanico Leonardo Tozzi  figura di richiamo del panorama dell’informazione gastronomica e non solo della città.  Il suo giornale “Firenze Spettacolo” offre da oltre vent’anni la possibilità di scegliere cosa fare, dove andare.

La Città glosa, in italiano e in inglese, è divisa in sezioni senza dimenticare nessuno: dai locali vegan, alle pasticcerie più dolci, dalle gastronomie più ricercate, alle pizze più buone, dallo cucina on the road ai mercati tempi dello street food quotidiano. La guida sarà disponibile nelle librerie e nelle edicole oppure in formato scaricabile.

I nostri complimenti a tutta la redazione di Firenze Spettacolo per questo nuovo progetto.

 

Roberta Capanni

????

L’articolo FIRENZE GOLOSA: la guida sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

Premio Mediterraneo Packaging 4° Edizione

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Il Premio è rivolto ai produttori di vino e di olio extravergine d’oliva dei Paesi del Bacino del Mediterraneo.
Chi ha una bella confezione non può non iscriversi all’edizione del PMP 2016.
Ogni produttore che si rispetti oltre alla qualità del prodotto cerca anche la presentazione ideale, e se la sua scelta viene premiata anche da una giuria internazionale ancora meglio.
Questa quarta edizione è speciale perché il premio sarò assegnato anche agli studi grafici e alle idee più rivoluzionarie applicate alle confezioni.
La premiazione si svolgerà a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani il 27 e 28 maggio 2016 nella splendida cornice di piazza Petrolo, una finestra sul Tirreno.
Tutti i produttori sono invitati a partecipare.

Le iscrizioni  e invio dei campioni di vino e olio sono valide sino al 30 aprile 2016.
Sul sito www.egnews.it Premio Mediterraneo Packaging (PMP),  il regolamento e il form da compilare con le indicazioni per il pagamento della quota d’iscrizione.
Per ogni tipo di informazione e chiarimento si può chiamare la redazione 
0533 995866 oppure 339 7783862, o inviare una mail a  eg1@egnews.it

L’articolo Premio Mediterraneo Packaging 4° Edizione sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

Anteprima Guida Wine in London

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Domenica 13 a Sambuca di Sicilia (Ag), in collaborazione con la Compagnia del Cibo Sincero di Sicilia, presentazione delle nuove iniziative editoriali di Egnews.
Dalla Sicilia parte la presentazione in anteprima della nuova guida dei vini online di Egnews-Oliovinopeperoncino, oltre alle nuove iniziative editoriali della testata di informazione enogastronomica.

 

L’evento si svolgerà nella suggestiva cornice di Palazzo Panitteri a Sambuca di Sicilia, in collaborazione con la Compagnia del Cibo Sincero di Sicilia, guidata dal presidente Paola Armato.

 

Fra gli interventi, Leo Ciaccio, sindaco della Città; Giuseppe Oddo, assessore comunale alle Attività produttive; Giorgio Maggio, presidente Associazione Aziende Sambuca; Nino Sutera, Libera Università Rurale; Francesco Turri, editore Egnews; Piero Rotolo, Direttore responsabile Egnews; Gori Sparacino, presidente della Federazione delle strade del vino e dei sapori di Sicilia.

 

Moderatori dell’incontro, Paola Armato, presidente della Compagnia del Cibo Sincero di Sicilia e Franco Nuccio, direttore Ansa Sicilia.

 

Saranno presenti i produttori vitivinicoli e dell’agroalimentare del territorio che presenteranno le loro eccellenze. Alla fine dell’incontro, degustazione di prodotti tipici e vini, curati da Lillo Cicio, vice presidente Unitre Sambuca.

L’articolo Anteprima Guida Wine in London sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

La Sicilia del gusto si dà appuntamento

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Dal 13 al 15 marzo, a Mazara del Vallo (Tp) si svolgerà il 33° Congresso dei Cuochi Siciliani, l’Unione regionale che riunisce le nove associazioni provinciali degli Chef dell’Isola. Tra gli interventi, il sottosegretario alle Politiche agricole, Giuseppe Castiglione.
Tre giornate intense di lavori, incontri, dibattiti, confronti, ma anche pranzi e cene di gala, degustazioni a tema, alla scoperta delle potenzialità enogastronomiche dell’Isola e delle sue ricchezze naturalistiche. Non a caso il tema scelto per il congresso sarà, “La Sicilia del Gusto: il pesce dei nostri mari, tutela, difesa, promozione”.

 

Ad annunciarlo è il presidente dell’Unione regionale cuochi siciliani, lo chef Domenico Privitera, che esattamente un anno fa (era il marzo 2015) ha ricevuto il compito di guidare i duemila cuochi iscritti, che fanno dell’Unione la più numerosa d’Italia.

 

L’evento si svolgerà al Mahara Hotel, sul lungomare della cittadina trapanese, con il supporto delle nove associazioni provinciali di cuochi e in particolare dell’associazione ospitante, quella trapanese, guidata dal presidente Matteo Giurlanda.

foto domenico privitera

“Avremo l’opportunità di incontrarci e confrontarci nella splendida cornice di Mazara del Vallo – ha detto con soddisfazione il presidente Urcs, Domenico Privitera – e sono certo che sarà un confronto sincero e costruttivo per il futuro della nostra Unione e della nostra professione. Tanti gli appuntamenti che abbiamo messo in programma, perché vogliamo unire ai momenti di formazione quelli culturali, alle degustazioni gli approfondimenti tecnici”.

 

I lavori inizieranno domenica alle ore 10, con un omaggio alla popolazione del comune di Mazara del Vallo e con l’accoglienza dei congressisti. Poi, subito il via con la degustazione dei prodotti tipici, la presentazione ufficiale del 33°Congresso Urcs e la storia dell’Unione e si proseguirà con i corsi di aggiornamento per i cuochi.

 

Anche lunedì, giornata intensa di lavori, con i corsi di aggiornamento, la presentazione del giornale on-line di Urcs, guidato dal direttore responsabile Alberto Cicero, e con il convegno “La Sicilia del Gusto”. A chiudere la seconda giornata sarà la cena di gala.

 

Martedì 15 marzo, infine, i lavori inizieranno già prima dell’alba, con una visita guidata alle 3,00 del mattino al mercato ittico di Mazara, visita davvero suggestiva. Poi, ancora corsi di aggiornamento, il cous cous party e nel pomeriggio l’Assemblea regionale Urcs 2016, che chiuderà ufficialmente i lavori.

L’articolo La Sicilia del gusto si dà appuntamento sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

Il divertente post che spopola in rete

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Questo post e stato scritto da un signora di Ferrara e ha ottenuto tantissime condivisioni in rete, sia su Facebook che su altri giornali, noi abbiamo pensato di proporlo anche ai nostri lettori perché una sana e grassa risata non fa male a nessuno. L’arrivo di Dechatlon a Ferrara.
In un negozio di cui non faró il nome, Dechatlon, c’è scritto USCITA a caratteri cubitali e la gente continua a picchiarci il cranio, come gli zombi di 28 Giorni dopo.
Entri e la guardia ti sparaflasha il taser nel collo, così, a gratis, nel dubbio meglio i peli dritti a te che farci rubare a noi.
895 sport diversi organizzati alla cazzo di cane in ordine di sudorazione, dalla Zumba all’equitazione.
Va un pó a culo, la signora a fianco a me per il corso di acquagym è andata a casa con l’elmo da football americano.
I pacchi di calze.
5 paia a prezzo scontato.
taglia? 35/46.
Così, che non si fa torto a nessuno. Se hai un 35 le arrotoli in fondo. Se hai un 46 ti arrotoli gli alluci.
Per non parlare delle maglie termiche in triacetato, che se sfreghi le ascelle prendi fuoco.
Una signora l’ha tolta in fretta al marito, ha scrocchiato come una lumaca sotto gli anfibi.
È uscito con i capelli come Solange, prendeva Sky senza abbonamento.
Reparto tute.
Fighissima, della Nike, a zentzinquantamila euro (150,000).
A fianco, tuta marca ZSITC a 29e99. 
Di carta.
Facendo finta di aver trovato quello che cerchi, devi riuscire ad attraversare senza farti selciare dai bambini orfani in monopattino, e arrivi alla serpentina della cassa.

Come a Mirabilandia. 
Spettacolare.
 Sei venuto lì per attrezzarti ad avere il fisico da atleta e arrivi in cassa con un paio di guanti, la pila per le gite nelle caverne e 736 Ritter Sport alla gianduia, il croccante alle mandorle e l’Ovomaltina.
Metti che in palestra ti chiudono dentro per errore? ‘zzo fai? Muori di fame?
 La commessa ti fa rovesciare tutto nel box. Un pezzo alla volta. Poi li conta. Poi li fa contare a te. Poi li mescola e ti chiede quanti sono. Poi ne nasconde uno dietro la schiena e ti chiede “Adesso quanti sono?”, poi te li fa mettere nella sportina ma SOLO se fai il bravo.
Tutto questo mentre il tipo a fianco a te finisce di pagare un tapis roulant di 16 metri che userà come attaccapanni e dice al commesso “Vado fuori a prendere la mia Dacia Sandero così ME LO CARICHI.
”
Strepitoso. 
Domani torno.

L’articolo Il divertente post che spopola in rete sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

Il salame rosa bolognese

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Di Pier Luigi Nanni. Figlio di oltre cinque secoli di coltura agro-alimentare bolognese, oggigiorno rappresenta una piacevolissima nicchia di alta qualità nel panorama gastronomico, la cui sopravvivenza è affidata a rarissimi e attenti artigiani emiliani.
Le origini hanno inizio nell’Emilia del XVII° sec e il consumo di tale gustoso prodotto è continuato ininterrottamente fino ai primi del ‘900, periodo in cui la “convivenza” con la diffusa e nota mortadella si è resa molto difficile, in quanto quest’ultima è stata in grado di conquistare sempre più il mercato, decretando così l’inizio e costante declino del consumo di questo particolarissimo ed unico insaccato che è appunto, il salame rosa. Oggi, poiché la produzione di questa specialità alquanto limitata, è nelle capaci di mani di pochi artigiani, è indispensabile l’utilizzo di ottimali materie primi: la scelta della carne di maiale determina il successo di tutto il processo di lavorazione.
La parte “magra” è ottenuta da un trito della spalla e di prosciutto: sono macinati grossolanamente o tagliati a punta di coltello, per ottenere dei cubetti di circa 2-3 centimetri, impiegando tagli corrispondenti a muscoli più lunghi, in quanto consentono di mantenere immutato il colore chiaro anche dopo le varie fasi di cottura. Il colore delle carni magre caratterizza da sempre il prodotto finito, tanto da averne ispirato il nome, appunto “SALAME ROSA”.
Ogni ricetta in mano al singolo produttore necessita del perfetto equilibrio di sapori e consistenza della varie tipologie di carni utilizzate, pertanto la parte magra va bilanciata con la giusta percentuale di grasso, poiché nella lavorazione del salame rosa si utilizzano cubetti di guanciale prediligendo la zona dove, accanto al tessuto adiposo, vi sia anche un sottile e chiaro strato muscoloso.
Dopo aver scrupolosamente selezionato e mondato la carni, si passa alla “concia”, composta da sale, pepe nero in grani ed aglio fresco e alcune preparazioni prevedono anche l’uso del rosmarino.
L’impasto così ottenuto, è insaccato in un involucro sintetico e posto a “cottura” in un forno a secco per una durata dalle 15 alle 24 ore a seconda della dimensione del prodotto.
CARATTERISTICHE UNICHE
La confezione del salame rosa si presenta a forma cilindrica e al taglio permette di distinguere, come un gustoso e prezioso mosaico, l’alternanza tra le parti magre, caratterizzate dalle diverse tonalità di rosa dal rosso-aranciato al rosa tenue, e le piccole parti di grasso bianco, i lardarelli: inoltre, sono facilmente distinguibili i vari pezzi di carne. Al palato, il salame rosa è appetitoso, delicato e lievemente aromatico in quanto sottilmente ricorda un arrosto di carne: si consiglia di servirlo come ricca e gustosa farcitura di un ghiotto panino, oppure di ‘maritarlo’ alla giardiniera di verdure, affinchè si alternino e completino consistenze e profumi diversi.
In commercio vi sono diverse pezzature che variano a seconda del canale di vendita: ai privati, si consigliano produzioni di piccole dimensioni, max di un kg, mentre a esercizi commerciali o ristoranti, sono destinati i formati dai cinque ai dieci kg.
L’auspicio è che, anche grazie a queste poche “gustose” righe, la tradizione del salame rosa non scompaia ma, anzi, sia considerata una curiosità culinaria che possa permettere l’avvicinamento a nuove generazioni di appassionati gourmet.

L’articolo Il salame rosa bolognese sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS

L’osteria che non c’è più …

By enogastronomiche
image_pdfimage_print

Il ‘900 ha visto la fine, lenta ma inesorabile, delle osterie. Le recenti trasformazioni sociali che si sono immancabilmente accompagnate alla modernizzazione, hanno tolto peso e funzione a questi luoghi collettivi che avevano avuto un ruolo essenziale nella vita dell’Italia contadina dell’ottocento e della prima metà del ‘900, quando l’osteria che nel ‘700 era stata ritrovo di artisti e di patrizi non sdegnosi del contatto col ceto popolare,
dentro un ambiente pulito e dignitoso, era venuta degenerando in uno stanzone affumicato, oltre che dai fumi di cottura, dal sempre maggiore consumo del tabacco, importato due secoli prima dall’America: luoghi assolutamente non frequentabili da persone di buon gusto.
L’osteria, dunque, nacque come luogo di mescita e rivendita di vino, dove l’oste, padrone o gestore, dietro al banco spillava vino dalle botti, lo travasava in boccali o caraffe, e lo versava nei bicchieri a consumo che veniva richiesto dagli avventori del locale.

Da qui divenne luogo d’incontro, scambio, spazio multifunzionale per il gioco delle carte, la ricreazione, l’informazione, lo sport e l’immancabile politica: tutte queste “attività” gravitano attorno al vino che era il centro solare, e gustativo, della situazione. Bettole, spacci, taverne o altro che fossero, secondo una gerarchia non scritta, ma fissata dalle frequentazioni, avevano una clientela assidua, fedele e ben disposta a soggiornarvi lungamente.

Alle osterie stabili, cioè attive in un locale più o meno grande, ed altrettanto più o meno presentabili e rispettabili, si aggiungevano quelle “stagionali” che erano gli spacci domestici nelle campagne, autorizzati in vari luoghi, fino ad esaurimento del vino prodotto nel vigneto di casa: chiamate “frasche” nel Veneto, “osmizze” nel Carso, e tanti altri sinonimi tipici del luogo di produzione. Facilmente identificabili, in quanto esponevano all’esterno un tralcio di vite con alcuni grappoli, memoria di un’antica tradizione latina in cui il tralcio annunciava lo “spaccio di vino”, solitamente vino nuovo. Nelle regioni meridionali, era consuetudine esporre un drappo, a mo’ di bandiera, bianco o rosso, a seconda che in tale locale si vendesse vino bianco o rosso.

Tradizionalmente, il bevitore di osteria pagava un tanto fisso all’ingresso, acquistando il diritto di bere fino alla sazietà. Occorre dire però, che non si agevolava in alcun modo la sosta: niente seggiole e tavoli, eventualmente una dura panca senza schienale, così che la clientela era sollecitata a lasciare presto il posto ai nuovi avventori. All’oste competevano la scelta e lo spaccio del vino da consumare in loco o da asporto. A volte offriva agli avventori anche il companatico, la bettola non lo faceva, e l’uso di cucina si estese in molti centri urbani e nei borghi dove il transito, le poste, i mercati lo richiedevano.

La tipologia dei cibi era ben precisa: grandi porzioni, prezzi bassi, pochissima scelta e uno o, al massimo, due tipi di vino. Ne nacque un’offerta indirizzata su alcuni piatti: le fettuccine a Roma, la costata a Firenze, la salsiccia in Emilia, castrato e pancetta in Romagna, per  fare alcuni esempi, apprezzabili anche da avventori borghesi, per il pregio di ricordare loro una cucina casalinga, enfatizzata dalle porzioni, dai condimenti, dalle particolari cotture, dall’atmosfera, resa calda ed accogliente dal fuoco del camino o del braciere.

Le vecchie osterie assomigliavano quindi, almeno nel servizio, alle moderne trattorie ed a volte a locande quando, al loro interno, ai piani superiori si poteva trovare anche da dormire. Oltre al vino, alla cucina e al letto, l’osteria spesso possedeva spazi all’aperto: pergolati ricoperti di frasche, da piante rampicanti o la stessa vite, dove fermarsi a desinare, ma anche sfidarsi al gioco delle carte, a dadi, a scacchi o alla morra. Molte avevano anche piccoli rettangoli recintati adibiti al gioco delle bocce: poi sono arrivati i bar, i pub, i circoli ricreativi, le bocciofile ed è iniziata la lenta fine delle osterie.
Alcune ancora sopravvivono, soprattutto nei piccoli centri, come rarità o come ritrovi ristrutturati ed eleganti per la nuova socialità giovanile. Ed è, appunto, profondamente cambiata non solo la clientela: i vecchi, i giocatori di carte o di bocce, i tribuni della politica, sono completamente e inesorabilmente scomparsi, ma anche il servizio, la tipologia e la qualità di quanto viene consumato dai nuovi avventori, poichè in menù si trovano solo stuzzichini freddi, salumi e formaggi, anche di ottima qualità, birre, principalmente estere e vino in bottiglia o, in rari casi, anche serviti al bicchiere.
Pier Luigi Nanni

L’articolo L’osteria che non c’è più … sembra essere il primo su EgNews OlioVinoPeperoncino – gastronomia, vino, cucina, chamapagne, viaggi e turismo.

Pubblicato da : EGNEWS