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SABA & SAVOR: dolcezze dalla Romagna!

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Di Pier Luigi Nanni Il colore bruno intenso, sapore delicatamente dolce, profumo invitante ed estrema versatilità: tutto ciò ed altro ancora, è la saba.
La SABA, o sapa come è comunemente chiamata nel dialetto romagnolo, ha antichissime origini che risalgono addirittura al I° sec. d.C. quando Plinio il Giovane, in uno dei numerosi viaggi alla scoperta delle gustosità che si producevano nell’impero, racconta che il delizioso sugo vinoso era stato servito come assoluta raffinatezza gastronomica anche all’imperatore Augusto, ospite di un nobile locale della Gallia Cisalpina, il territorio sito oltre la sponda sinistra del Rubicone, cioè l’attuale Romagna.
Occorre però che trascorrano altri diciotto secoli prima che la sua consacrazione a prodotto tipicamente romagnolo diventi tale. Si deve a Pellegrino Artusi che nell’opera gastronomica “La scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” edita nella seconda metà del 1800 a Firenze, la inserisce nel capitolo dedicato agli sciroppi: ne esalta le rare e le gustose inconfondibili peculiarità e per l’estrema ecletticità in tavola.
I preliminari della saba sono lunghi e alquanto laboriosi: proprio per tali difficoltà, la tradizione della preparazione casalinga si è notevolmente affievolita a tal punto che diventando preziosa per la rarità, è stata fatta la formale richiesta per l’ottenimento della IGP – Indicazione Geografica Protetta – SABA DELL’EMILIA ROMAGNA –
Secondo il testo presentato e proposto per la preparazione, devono essere utilizzate solo uve provenienti da vigneti coltivati esclusivamente in regione e impiegati per la produzione dei vini IGT, DOC, DOCG. La condizione indispensabile e necessaria per ottenere un’ottima saba, è che il mosto ottenuto sia da uve a bacca bianche o nere, non abbia iniziato il processo di fermentazione: le uve appena ammostate, o almeno entro 24 ore, devono essere poste in un paiolo di rame, unite a mezza dozzina di noci ancora integre, cioè col guscio, il cui unico scopo, in quanto sempre in movimento, è di impedire al mosto stesso di attaccarsi al fondo. Durante il processo di bollitura a fuoco lento della durata di 6-10 ore, il tutto essere schiumato con un cucchiaio di legno: deve avvenire una riduzione di oltre i due terzi rispetto al volume iniziale. La saba dovrà essere sottoposta ad una maturazione di almeno 6 mesi in contenitori preferibilmente di legno, scolmi con l’apertura superiore appena coperta con una pezzuola di stoffa: tale principio di conservazione ricorda quello applicato all’aceto balsamico, che anche esso, per diventare tale, necessita di un mosto ottenuto per ebollizione e successivamente introdotto nella botte madre per innescare il processo di acetificazione.
A maturazione avvenuta, esclusivamente naturale, è un prezioso nettare per accompagnare bolliti, verdure lesse e grigliate, tortelli alle erbette e per la preparazione dei ‘sabadoni’, tipici dolci romagnoli, oppure col celeberrimo ‘formaggio di fossa’, la cui produzione può essere fatta esclusivamente nelle ‘fosse” di tufo di Savignano sul Rubicone: inoltre, eccellente ingrediente per crostate di frutta, mostarde e confetture, tra cui il delizioso ‘savor’ che ci accingiamo a conoscere più dettagliatamente.
Passando al dolcissimo e soave SAVOR, il cui procedimento iniziale di preparazione è il medesimo, cioè da mosto bollito: è una composta di frutta dal gradevole sapore leggermente agro ed impiegato in quel della “solatia Romagna” per farcire i tortelli, appunto, di Romagna.
Ogni famiglia, in passato aveva ma anche oggiggiorno, ha la personale ricetta custodita gelosamente in quanto tramandata da generazioni in generazioni, da ‘zdoura’ a figlia.
Oltre all’indispensabile mosto, si fa bollire bucce di angurie e di melone tagliate a sottili strisce e precedentemente essiccate al sole, carote, polpa di zucca, bucce di agrumi, arance candite, l’immancabile frutta secca quale, noci, nocciole, pinoli e mandorle, nonché frutta fresca come mele, pere volpine, mele cotogne, albicocche, pesche e fichi essiccati: quanto di maggior assortimento di frutta, non vi è nessuna altra preparazione che ne possa reggere il confronto!
Nella preparazione, il composto, che necessita di tanto tempo ed altrettanta pazienza, va lasciato bollire per 5-6 ore, rimescolando delicatamente e quasi di continuo, poiché oltre a far si che non attacchi sul fondo, tutti gli ingredienti siano perfettamente cotti rimanendo intatti. A cottura ultimata, si lascia riposare per una notte prima di riporre il savor così ottenuto in vasi di vetro a chiusura ermetica, lasciandolo “riposare” per almeno un mese prima di essere gustato a colazione, a merenda con sottili fette di pane abbrustolito o con la tradizionale piadina, oppure, nelle sempre eccellenti preparazioni di dolci casalinghi, tra cui crostate e tortelli ripieni.
L’abbinamento classico con tale dolcezza, è l’albana di Romagna dolce, sia tranquillo che spumante oppure con le rare peculiarità del DOCG passito.

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Russi la terza edizione della Festamercato dei Salumicotti

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Appuntamento il 12 e 13 marzo con grandi chef e produttori, show cooking e mercato, laboratori per grandi e bambini

A Russi CheftoChef emiliaromagnacuochi organizza, sabato 12 (dalle 16 alle 19) e domenica 13 marzo (dalle 10 alle 19) nella centrale Piazza Gramsci, la terza edizione della Festamercato dei Salumicotti dell’Emilia Romagna (in contemporaneo della “Fira di 7 dulur d’inveran”). Una festa per tutti in una realtà, Russi, da dove diversi anni fa è partito un percorso di crescita del territorio e di narrazione della sua qualità gastronomica. Non a caso Russi è stata la prima “Città della Gastronomia” della regione, un progetto di CheftoChef che coinvolge 12 città emiliano romagnole e che ha portato Parma a ottenere il prestigioso riconoscimento di “Città Creativa per la Gastronomia UNESCO”.
Umili, solo apparentemente, i salumi cotti sono prodotti ricchi di tradizione, storia e cultura popolare, adatti sia alla creatività della cucina d’autore, sia al consumo informale, come lo street food. A Russi c’è il celebre “bel e cot” e da questo si è partiti per attirare l’attenzione dei tanti “cugini” dell’Emilia Romagna in una festa comune.

A Russi si potranno assaggiare salumi cotti come mortadelle, prosciutti, coppe di testa, spalla cotta di San Secondo e salumi “cotti al momento” in fumanti pentoloni come i cotechini, gli zamponi, la mariola, la salama da sugo e ovviamente l’autoctono “bel e cot” di Russi. Diversi di questi prodotti saranno anche presentati da alcuni dei più importanti cuochi della regione, membri dell’associazione CheftoChef, nel corso di gustosi show cooking: Igles Corelli, chef del ristorante Atman di Lamporecchio (PT), Silverio Cineri, Chef del ristorante “La mia infanzia a tavola” di Faenza (RA), Paolo Fortini e Marco Cavallucci, chef consultant.

Il programma delle due giornate.
Sabato 13, dalle 16.30, ci saranno due laboratori dedicati ai bambini: “Norcini in erba”, sulla lavorazione della carne di maiale per realizzare la salsiccia di mora romagnola, e “Giochiamo a fare il fornaio”, per la preparazione di pizzette, panini e focacce. A tutti i bambini sarà poi offerta la merenda.

Domenica 13 si parte alle ore 10 con l’aperitivo del gourmet: finger food creati dagli chef in abbinamento ai vini del territorio, ma anche assaggi di garganelli al ragù, di “bel e cot”, piadina e salumi cotti.
Dalle ore 15 sarà possibile assaggiare gratuitamente il “bel e cot” dei produttori di Russi.
Dalle 15 alle 18, per la durata di 1 ora ciascuno, si svolgeranno anche 4 appuntamenti, coordinati da Carla Brigliadori, per “Diventare gourmet in un’ora”. Nel corso di tali appuntamenti verranno presentati i salumi cotti direttamente da parte dei produttori, seguirà un’analisi sensoriale curata dal Prof. Davide Cassi dell’Università di Parma, lo show cooking con la preparazione in diretta di un piatto a tema, mentre l’enologa Marisa Fontana curerà l’abbinamento con un vino del territorio.
Nella giornata di domenica ci sarà anche il mercato con la presenza di oltre 15 produttori di salumi cotti, o da cuocere, di tutta la regione e di vini “naturali”, per scoprire, assaggiare, degustare  e acquistare i migliori prodotti, dai grandi salumi DOP e IGP dell’Emilia Romagna alle piccole produzioni di qualità: mortadella, spalla cotta, salama da sugo, prosciutto cotto, ciccioli, coppa di testa, bel e cot, salame rosa, zamponi, cotechini…

Inoltre, dal 12 al 20 marzo in alcuni ristoranti di Russi (Hotel Morelli, Insolito, La Mascotte) si potranno assaggiare straordinari menù pensati appositamente per l’evento.

Per informazioni: www.cheftochef.eu

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Donne del VIno, giovani e piene di idee

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Vite: non solo vino. Bella serata quella organizzata ieri sera in occasione della prima Festa delle Donne del Vino presso l’enoteca La Dogana di Marialuisa Sbernadori a Valiano di Montepulciano. La prima Festa delle Donne del Vino si è , infatti, svolta in Toscana la regione che ha inaugurato quella che dovrebbe diventare, nelle intenzioni della Presidente Donatella Cinelli Colombini, un evento italiano annuale.

Tra le varie possibilità e inviti la nostra scelta è ricaduta sulla proposta di Marialuisa Sbernadori dell’azienda Palazzo Vecchio  e  Diana Lenzi de la Fattoria di Petroio. Come ogni altro evento messo  in campo dalle Donne del Vino di sabato sera, degustazione e cena erano accompagnati da un momento di partecipazione. Musica, moda, arte unite al vino per festeggiare le donne.
Marialuisa e Diana, tra le più giovani nel panorama delle produttrici toscane, hanno scelto di parlare agli inviati della generosità della vite. Una pianta che è parte del nostro mondo, che nei secoli ha donato tutte le sue parti a chi ne riconosceva le qualità.Nobile di Montepulciano Palazzo vecchio

Un’esperta ha parlato delle qualità di questa pianta da cui oggi ricaviamo quasi esclusivamente vino. Dalla linfa si otteneva una specie di collirio, dai tralci ridotti in cenere uno sbiancante per i denti, le foglie usate per decongestionare e per problemi di microcircolo. Per non parlare dei macerati vinosi o dell’uso nel campo dell’estetica.

Una serata assolutamente piacevole, tutti intorno ad un unico grande tavolo conviviale secondo la filosofia di Sbernadori. In cucina lo chef Sunshine Manitto con i suoi piatti toscani mai eccessivi, assolutamente digeribili in abbinamento al Dogana Palazzo Vecchio  2014 che riposa almeno 8 mesi in botti di rovere francese, Palazzo Vecchio Vino Nobile di Montepulciano e  Chianti Classico Fattoria di Petroio 2011 di un bel rosso rubino, molto profumato  asciutto al palato, equilibrato. In  chiusura Vin santo di Montepulciano Palazzo Vecchio.

6909004Una serata di vino e cibo, in definitiva una serata diversa, che ha messo in evidenza come le giovani donne del vino abbiano una mente aperta a nuove sfide, con ali grandi per volare lontano in un mondo che si sta rinnovando… non appena le più grandi taglieranno quei sottili fili…

Da segnalare l’apertura fino a fine marzo dal venerdì alla domenica  dalle 11 alle 20.30 de La Dogana con  assaggi, degustazioni, brunch o cene in compagnia con le preparazioni dello chef Sunshine Manitto.

 

Roberta Capanni

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A tavola con la tradizione marinara

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Nel cuore del vecchio quartiere ebraico di Trapani, in prossimità del porto, si trova la trattoria Cantina Siciliana. Un locale senza tempo, luogo ideale per gustare la buona cucina trapanese a base di pesce.

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La trattoria Cantina Siciliana non è un locale qualunque dove consumare un pasto. E’ molto di più. Un luogo che ha fatto (e continua a fare!) la storia della cucina trapanese, quella autentica.

 

E’ il regno di Pino Maggiore, eccentrico patron del locale, cuoco per passione, sommelier e profondo conoscitore delle ricette tipiche siciliane. Pino ha iniziato a lavorare in questo locale all’età di sei anni come garzone (allora era una taverna) e nel tempo ha svolto diverse mansioni, fino a diventarne proprietario nel 1980.

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Ricorda ancora come da cameriere, vergognandosi della limitata varietà dei piatti in menu, conquistava i clienti con la sua verve, proponendo piatti inesistenti e indirizzandoli alla fine sulla scelta possibile. Mezzo secolo ad accogliere i clienti per offrire il meglio della cucina marinara locale.

 

Oggi la Cantina Siciliana è diventata crocevia dei gourmet provenienti da tutto il mondo; non c’è una volta che non si ha accanto cinesi, giapponesi, americani, francesi, tedeschi che hanno scelto questo locale per assaporare le ricette tipiche a base di pesce.

 

Il menu varia continuamente, secondo le materie prime che Pino trova al mercato ogni giorno, ma sicuramente il “cuscusu”, quello trapanese verace, incocciato a mano, cucinato col pesce della tradizione marinara locale e servito con i calamari fritti, ci sarà sempre.

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Fra le proposte, è d’obbligo provare il misto di tonnara, le bruschette con uova di tonno, le busiate fresche al sugo di pesce o la pasta con le sarde, i calamari panati o il pesce spada alla pantesca, la cassata siciliana o i cannoli di ricotta, il tutto accompagnato dalla simpatia di Pino e dal buon vino che saprà consigliarvi.

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A proposito, troverete solo vino siciliano, da scegliere fra più di 300 etichette, la migliore selezione delle cantine dell’Isola. Per chi passa da Trapani è una tappa da non mancare.

 

Il costo medio per mangiare, vini esclusi, è di 35 euro.

Piero Rotolo
Trattoria Cantina Siciliana
Via Giudecca, 36
91100 Trapani (Tp)
Tel. 092328673
www.cantinasicilianashop.it

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Acquistare verdure per restaurare opere d’arte

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I prodotti dell’orto confezionati e reperibili sui banchi della grande distribuzione sono impiegati come strumento “culturale” per restaurare opere d’arte e recuperarle alla fruizione della comunità. I cittadini potranno vantarsi di aver contribuito.

L’idea è di Paolo Tamai e di sua moglie Marina, che dopo anni di esperienza nel campo della distribuzione di prodotti freschi, nel 2010, decidono di dedicarsi interamente alla vendita di confezioni di verdure, coltivate nelle grandi serra nella campagna di Mira,verdure orti di venezia Comune di Venezia, e di dare vita ad un marchio proprio che identifichi profondamente la mission famigliare.
Nasce così la linea de “Gli Orti di Venezia”.

L’intuizione di perseguire la via del marketing culturale porta alla scelta di unire la vendita di insalate confezionate a precisi progetti, battezzati “Occasioni culturali”, i quali hanno il fine, non solo di far conoscere un prodotto sano e naturale della terra, ma che questo «fosse “doppiamente buono” se pensato anche come mezzo per valorizzare e finanziare il grande patrimonio di bellezza, tradizione e arte che ci appartiene». A questo scopo viene destinata una parte del ricavato derivante dalla vendita delle insalate.

La prima iniziativa fu il restauro della popolare statua del “Gobbo di Rialto” in Campo San Giacometto, nella zona del mercato simbolo veneziano, ne sono seguiti altri sempre a Venezia, e l’ultimo in corso è il risanamento di uno dei due portali della Scala d’Oro di Palazzo Ducale, finanziato con le confezioni vendute nei punti Eataly.

Grazie alla collaborazione di Coop Adriatica e Coop Nordest, l’obiettivo de “Gli Orti di Venezia” si è spostato su tre grandi realtà museali in tre città diverse, individuate perché ospitano alcune opere di Cesare Laurenti, l’artista che ha firmato la statua de “Il Pescatore”, di cui nel 2012 stavano finanziando il restauro. Sono il Museo Ca’ Pesaro a Venezia, il Castello di Mesola, in provincia di Ferrara, il Museo Revoltella a Trieste.

Nello specifico del progetto triestino, si tratta del risanamento di sei tele dalla quadreria del Museo Sartorio, uno dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, ricca di quasi 1.200 opere, del tutto sconosciuta alla cittadinanza stessa, ospitata nella settecentesca villa dimora della famiglia Sartorio e donata al Comune nella prima metà del secolo XX.
Orti_di_Venezia_per_TriesteLe insalate che per l’occasione diventano “Gli Orti di Venezia per Trieste”, entrano nel progetto “Adotta una pinacoteca”.
Il prodotto “Gli Orti di Venezia per Trieste” è già sugli scaffali degli 11 punti vendita Coop della città di Trieste.

Maura Sacher

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Più ‘quote rosa’ ai vertici dei Consorzi agroalimentari?

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Questo è l’auspicio, anzi la raccomandazione “dell’estensione delle norme di democrazia paritaria ai consorzi”, contenuta in un emendamento all’art. 1 del collegato agricolo della Legge di Stabilità, approvato una ventina di giorni fa dalla Camera dei Deputati, su sollecitazione delle deputate Pd Susanna Cenni e Colomba Mongiello.

Si vuole introdurre per legge una quota di genere DONNE LAVORATRICInei Consigli di Amministrazione dei Consorzi agroalimentari e si danno 6 mesi di tempo ai Consorzi per modificare i propri Statuti in modo da riservare una percentuale “rosa” all’interno dei Cda del 20% nell’ambito dell’attuale mandato che salirà al 30% a regime.

Ma la formula elaborata suona perlomeno ridicola. Insomma “Consorzi più rosa” ma con “flessibilità”, infatti. nella relazione accompagnatoria si sostiene di sapere che non tutti i comparti del mondo agricolo sono uguali e che in alcuni casi non ci sono donne associate ai consorzi, e pertanto difficilmente la norma sarebbe applicabile.

Pertanto, necessita una “flessibilità nell’applicazione della norma, in modo da non mettere in difficoltà o bloccare le attività di quei consorzi caratterizzati da una scarsa presenza di produttrici”.

Mi aspettavo una qualche reazione e ho atteso di scrivere finché non ho trovato la replica.

Sono insorte Aicig e Federdoc, rispettivamente le associazioni dei consorzi dei prodotti alimentari Dop e Igp e dei vini Doc, Docg, Igt. «Si tratta di un provvedimento astruso e incomprensibile – secondo il presidente di Aicig, Giuseppe Liberatore – per giunta inapplicabile perché mancano le persone che rappresentano in modo paritario i due generi». «Pur rilevando nel mondo del vino – ha commentato il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro – una presenza femminile maggiore rispetto ad altri comparti, non è accettabile un’imposizione del genere dall’alto senza un confronto con i Consorzi rappresentativi della base. Non è imponendo percentuali di genere nei CdA dei Consorzi che si afferma la presenza delle donne nel mondo dell’agricoltura e esprimiamo vivamente dubbio e stupore in merito alla ragione di tale provvedimento».

Quando delle 234.684 aziende rosa dell’agroalimentare oltre 9 su 10 riguardano il comparto agricolo, e le donne conduttrici di aziende agricole sono oltre 530mila e che quasi 500mila sono a capo di un’azienda, a cui, secondo le parlamentari relatrici, si aggiungono le circa 749.000 donne legate all’azienda da rapporti di parentela, aggiungendo l’autorevole associazione ‘Donne del Vino’, non è già rilevate la presenza del contingente femminile nel mondo eno-agro-alimentare?

Le sostenitrici ad oltranza delle “quote rosa” non hanno ancora capito che contano di più le opportunità delle imposizioni?

Maura Sacher

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Cantine d’Italia 2016

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Storie di uomini e donne del vino, storie di famiglie italiane innamorate della loro terra. Girare l’Italia visitando cantine come suggerisce “Cantine d’Italia 2016” la guida presentata a Roma che punta sulla valorizzazione dell’accoglienza in cantina.
Sono oltre 680 le cantine selezionate nella guida 2016 che si apre con le interviste di Massimo Zanichelli a dieci uomini e donne del vino.
Alle cantine selezionate si aggiungono quelle “da conoscere” inserite in una speciale rubrica al ternime di ogni regione.

3500 vini segnalata e 231 le “Impronte d’eccellenza” per l’enoturismo.cantine
Guida la classifica la Toscana con 47 impronte di cui tre cantine “Tre Impronte Go Wine”: Badia a Coltibuono (Toscana); ); Capezzana (Toscana); Tenuta Vicchiomaggio, Castello di Modanella
A seguire il Piemonte con 43 Impronte e Veneto con 37.
In totale sono 17 le cantine che raggiungono il vertice delle “Tre Impronte Go Wine”:
Lombardia con Cantine Bellavista, Ca’ del Bosco,Castello di Verduno
Piemonte:Fontanafredda, Malvirà, Castello di Verduno
Abruzzo: Masciarelli
Trentino: Ferrari
Veneto: La Montecchia, Bisol
Sicilia: Planeta, Florio
Umbria: Lungarotti
Campania: Mastroberardino

Roberta Capanni

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A scuola di alta formazione

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L’Associazione provinciale cuochi etnei e l’Associazione italiana celiachia Sicilia insieme per aggiornare chef e ristoratori.

 
L’alta formazione nella cucina senza glutine, cooking show di qualità con partecipanti da tutta la Sicilia e una docenza di chef di spessore nazionale. Questi gli ingredienti delle giornate di approfondimento e aggiornamento per la ristorazione che si sono svolte a Zafferana Etnea, nei locali dell’Esperia Palace Hotel.

 

Artefici di questo importante appuntamento l’Associazione provinciale cuochi etnei con l’Unione regionale cuochi siciliani e la Federazione italiana cuochi da un lato e l’Associazione italiana celiachia Sicilia Onlus dall’altro. Un forte gioco di squadra dei protagonisti della cucina siciliana, che si è aperto 2^ edizione del “Corso di Alta Specializzazione in Alimentazione Fuori Casa”, ideato e realizzato da Aic Sicilia e che rappresenta un progetto pilota per tutta Italia.

seconda foto

Il progetto è nato nel 2014 dall’esigenza di formare delle eccellenze tra tutti i ristoratori informati sulla celiachia, perché possano offrire un servizio adeguato alle esigenze alimentari di clienti e commensali celiaci e soprattutto perché si possa finalmente realizzare l’equiparazione dei “gusti” e dei prezzi, la chiarezza dei menù, la ricercatezza delle materie prime, l’innovazione culinaria, l’assenza di prenotazione nei locali.

 

Ad aprire i lavori il presidente dei cuochi etnei, lo chef Seby Sorbello, e la presidente regionale di Aic Sicilia, Giuseppina Costa, con ospite d’onore la responsabile nazionale Afc, Carlotta Romeo, entusiasta della grande efficienza e professionalità siciliane.

 

Presente all’incontro anche il presidente nazionale di Spiga Barrata, Leone Fabio, mentre, supportato dalla squadra dei cuochi etnei, a realizzare i cooking show sulla panificazione senza glutine è stato lo chef Marco Scaglione.

 

Importante il patrocinio dell’Ente Parco dell’Etna e la stretta collaborazione con l’Associazione “Sicilia Turismo per tutti”, con il coinvolgimento delle associazioni di non udenti e non vedenti e la traduzione dei messaggi senza glutine in braille e in Lingua italiana dei segni, perché l’alimentazione sia realmente accessibile a tutti ed ogni commensale, anche con disabilità, possa sentirsi davvero accolto nei locali.

 

L’incontro ha visto, tra l’altro, il coinvolgimento di docenti e allievi degli Istituti alberghieri “Sen. Angelo Di Rocco” di Caltanissetta, “Rocco Chinnici” di Nicolosi, “Karol Woytjla” di Catania, “Giovanni Falcone” di Giarre e dell’I.t.s. Fondazione Albatros sistema agroalimentare di Messina.

 

Altra docenza di grande prestigio, tre dei quindici chef componenti della Nazionale italiana cuochi. Daniele Caldarulo (general manager Nic), Fabio Potenzano e Giuseppe Palmisano si sono alternati sul palco dell’Esperia per realizzare i cooking show di “Cucina Gourmet senza glutine”, nella seconda giornata di lavoro.

 

Sfera croccante di riso venere con tataky di tonno e crispy di vermicelli di soia, maionese allo yogurt e mango; raviolone black aperto (gluten free) con gamberi rossi e baccalà mantecato con patate, salsa ristretto di gamberi e perle di tapioca; tortellone di patate con capretto, favette e menta, fondente di cipollotto e spuma di pecorino; terrina di guancia di manzo al nero d’Avola su pavé di zucca alla fava tonka, lombatina di agnello in crosta di caciocavallo e maggiorana, frittedda e millefoglie di patate e pomodoro secco; quenelle di semifreddo alla mela dell’Etna, foglio di ganache guanaya al 70 per cento, crema di mela e avocado e lime; rings di mela dell’Etna con frolla alla chinoa, cremoso agli agrumi e mascarpone. Queste le ricette che hanno conquistato i partecipanti.

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Olio tunisino in Europa per appoggio economico

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Un format televisivo di qualche sera fa a modo suo ha trattato l’argomento, mettendo in evidenza una preoccupazione che molti interessati condividono, tra cui Coldiretti e Slow Food Italia, e pure certe forze parlamentari, e anche i cittadini consumatori se non fossero distratti o “ignoranti”.

Si tratta dell’appoggio della UE alla diffusione dell’olio d’oliva tunisino nei paesi europei, tra cui il nostro.
In settembre 2015 la Commissione europea, di cui Federica Mogherini è una dei vicepresidenti, ha approvato la “Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sull’introduzione di misure commerciali autonome di emergenza a favore della Repubblica tunisina”. In sostanza, la UE si è voluta prendere a cuore il “colpo durissimo all’economia tunisina, peraltro già in gravi difficoltà” in conseguenza agli attentati terroristici del 18 marzo 2015 a Tunisi e del 26 giugno 2015 a Sousse.

Argomentazione: l’olio d’oliva è il principale prodotto agricolo esportato dalla Tunisia verso l’Unione e il settore occupa un posto importante nell’economia del paese, giacché il settore oleicolo tunisino fornisce indirettamente occupazione a più di un milione di persone e rappresenta un quinto della forza lavoro agricola totale del paese. È in quest’ottica che la Commissione propone di offrire, oliveunilateralmente e a titolo temporaneo, come misura commerciale autonoma, un contingente tariffario senza dazio pari a 35.000 tonnellate l’anno, vale a dire in totale 70.000 tonnellate, per le esportazioni tunisine di olio d’oliva nell’Unione, e ciò senza aumentare il volume globale delle importazioni.
Disposizione: tale contingente sarà disponibile per un periodo di due anni, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017, e sarà aperto una volta esaurito l’attuale contingente tariffario senza dazio pari a 56.700 tonnellate, indicato nell’accordo di associazione concluso tra l’Unione e la Tunisia.

Nel commentare l’approvazione, la Mogherini ha dichiarato: «Circostanze eccezionali richiedono misure eccezionali. La proposta odierna è un segnale forte della solidarietà dell’UE con la Tunisia, e fa seguito all’impegno che ho assunto lo scorso luglio nei confronti del primo ministro Essid e del ministro degli Affari esteri Baccouche. In questo periodo difficile la Tunisia può contare sul sostegno dell’UE».

Sembra che neanche il premier Renzi sia più in sintonia con la Mogherini, secondo certi sussurri trovati nel web, non certo dalla carta stampata. olio-tunisino-259305.660x368
Ora forse la patata passerà nelle mani del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina che dai pulpiti si schiera a difendere il Made in Italy 100×100.

Intanto i consumatori attenti continuino a controllare sempre le etichette con le indicazioni di provenienza prima di acquistare una bottiglia d’olio extra vergine. Confidando siano leggibili e sincere!

Maura Sacher

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Trieste Olio Capitale 2016

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Sarà un Decennale da record quello che l’atteso evento di Olio Capitale 2016 si appresta ad inaugurare a Trieste.

Parte, infatti, sabato 3 marzo, alla Stazione Marittima, Molo Bersaglieri, la decima edizione di Olio Capitale, il Salone degli oli extra vergini tipici e di qualità organizzato da Aries – Camera di Commercio di Trieste, che fino a martedì 8 marzo vedrà oltre trecento espositori provenienti da ogni regione italiana ma anche da alcuni paesi del Mediterraneo.
Alle ore 10:30 il convegno “I 10 anni di Olio Capitale. Le nuove sfide dell’olivicoltura italiana” vedrà la partecipazione di Colomba Mongiello, membro della XIII Commissione Agricoltura Camera dei Deputati, e del sen. Andrea Olivero, Vice Ministro alle Politiche Agricole e Forestali. L’illustrazione del Piano Olivicolo Nazionale sarà l’occasione per esporre le anticipazioni sul futuro del comparto.

Prima del taglio del nastro al Salone Olio Capitale 2016, si assisterà alla premiazione degli oli vincitori del Concorso Olio Capitale 2015: “Nocellara dell’Etna” dell’Azienda Agricola Scammacca del Murgo (Sicilia); “Patràun” dell’Azienda Agricola Leone Sabino (Puglia); “Tenuta Torre di Mossa” dell’Azienda Agricola De Carlo (Puglia).

«L’evento, inoltre, sarà – ricorda Antonio Paoletti, Presidente della Camera di Commercio – anche l’occasione per celebrare una scommessa fatta dieci anni fa, che dopo un percorso in continua crescita ha reso Olio Capitale l’evento fieristico dedicato esclusivamente all’olio extravergine di oliva più rilevante in ambito internazionale».
Ricco il calendario di eventi collaterali con gli approfondimenti tecnici dedicati ai produttori, seminari culturali sull’olio, le degustazioni guidate e i mini-corsi di assaggio.

Come ogni anno, Olio Capitale rinforza la propria vocazione di promotore della cultura del mangiar sano ospitando la Scuola di cucina per tante edizioni coordinata dal Maestro di cucina Emilio Cuk, già ai vertici regionali e provinciali della Federazione Italiana Cuochi. La novità 2016 è la presenza nell’organizzazione del titolato friulano Emanuele Scarello, due stelle Michelin. In più fasce giornaliere, ai fornelli della Scuola di cucina si alterneranno diversi chef stellati della regione FVG che, in collaborazione con la Fipe Trieste, proporranno creativi abbinamenti culinari con varie tipologie di olio extra vergine, “conditi” anche dai consigli di nutrizionisti.

Orari della manifestazione: sabato, domenica e lunedì 10-19 martedì 10-14.
Programma completo su www.oliocapitale.it

Maura Sacher

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