La storia di questo vitigno ha origini antiche: dai vecchi Cabrei e catasti agricoli risalenti al 1600 ho scoperto che i terreni nei presso dell’antica torre di Oriolo a Faenza, particolarmente vocati per la coltivazione della vite, fornivano già a quei tempi vini di pregio. La riscoperta del “Savignôn Rosso”, nome dialettale di questo vitigno, è dovuta ad un certo Pianori Pietro detto “Centesimino” negli anni 40, ma l’origine delle marze usate per il primo vigneto, è tuttora sconosciuta; l’analisi del DNA condotta dall’Istituto di San Michele all’Adige ha permesso di constatare la mancanza di affinità con altri vitigni coltivati in Italia e con il Sauvignon Rosso Francese; il 22 dicembre 2003 il Centesimino è stato inscritto nell’Albo Nazionale dei Vigneti.

E’ un vitigno veramente incredibile! Ha un aroma varietale intensissimo e complesso, unico nella gamma delle varietà a bacca rossa. Quando sono venuto in possesso del podere “Cà Donati” sito sulle colline ai piedi dell’antica torre di guardia di Oriolo nei pressi di Faenza, ho subito avuto la curiosità di vinificarlo in purezza per verificarne il potenziale. I vini mi hanno dato subito ragione: nel 2001, anno di avvio del progetto, ho prodotto il Traicolli, affinato per circa 14 mesi nei tonneaux di rovere e il Rubacuori, passito da uve stramature, con 12 mesi di affinamento in barriques; entrambe vini di successo, apprezzati sia in Italia che all’estero. In quegli anni ho avuto la fortuna di conoscere il maestro Luigi Veronelli , un vero faro per tutti noi viticultori e non ho esitato a chiedere un suo parere sul Savignôn Rosso: con la disponibilità e l’umiltà che solo i grandi hanno mi ha ricevuto nella sua casa, ha mostrato grande apprezzamento per questo nuovo vitigno e ha voluto “passeggiare con me in vigna” per conoscerlo meglio. Egli mi diede il consiglio di produrre il Savignone, vinificato in acciaio, senza alcuna elevazione in legno, affinchè gli aromi varietali potessero esprimersi in tutta la loro inconfondibile fragranza. Nel 2008 ho voluto ampliare ulteriormente il progetto: non poteva mancare una “bollicina”! Così ho iniziato la produzione del Morosè, Spumante rosè, prodotto col metodo Charmat che secondo me ne esalta tutta l’aromaticità.